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Lettura e prima infanzia

Perché praticarla, perché suggerirla 

Nei mesi scorsi, genitori e insegnanti mi hanno spesso consultata riguardo la gestione di bambini nella prima infanzia (da zero a sei anni): il periodo della pandemia, una vera “anomalia” nelle nostre vite, ha visto il crearsi di situazioni relazionali e familiari profondamente diverse dal solito

 

Nel caso di chi si è relazionato con i più piccoli, questi mesi hanno rappresentato una grossa difficoltà e un’occasione unica al tempo stesso. Nidi e scuole materne chiuse. Nonni non avvicinabili. Conoscenti e amici con figli non frequentabili. E, spesso, i genitori avevano la necessità di lavorare da casa. 

 

La vita con i bambini in un “tempo sospeso”

 

Per molti è stato difficile, soprattutto nei primi mesi. Tanta fatica, preoccupazioni, problemi pratici. Padri e madri di bambini piccoli, però, sono inclini ad essere cognitivamente adattabili, abituati alla ricerca di soluzioni nuove ai problemi (e alle continue evoluzioni) che via via si presentano con i loro figli. Ne parla, ad esempio, Katerine Ellison in The Mommy Brain (2006): il diventare genitori affina gli aspetti pratici dell’intelligenza (concretezza, praticità, flessibilità) e anche le capacità empatiche, sollecitate dalla necessità di relazionarsi quotidianamente con uno o più individui con un limitato grado di autonomia, non ancora in grado di individuare ed esprimere le proprie necessità.

 

In questi mesi, molti papà e mamme di bimbi in età prescolare si sono inventati modi diversi di trascorrere del tempo con i loro figli, trasformando – appunto – i problemi in opportunità. 

 

La lettura in età prescolare rappresenta, secondo me, un vero e proprio “asso nella manica” per il genitore. 

 

Libri e bambini: opportunità da cogliere

 

Da più di vent’anni, in Italia, sono attive le iniziative di “Nati per leggere”, nate dalla collaborazione fra medici pediatri e le reti di biblioteche: una serie di attività che vogliono favorire l’avviamento precoce alla lettura (e il rapporto positivo con i libri), motivato da ragioni di tipo cognitivo e relazionale.

 

Sono numerose le ragioni per avvicinare i bambini piccoli al mondo dei libri, in particolare (ma non solo) in questo periodo così straordinario. 

 

Leggere è un’esperienza che si può praticare con il bambino fin dalla più tenera età. Ed è un modo per stare insieme, per esercitare la vicinanza, per far sentire la presenza dell’altro anche senza la prossimità fisica. Non sappiamo ancora fino a quando perdureranno le misure di distanziamento sociale, e quindi è bene considerare che i bambini dovranno affrontare la necessità di sentirsi vicini agli altri anche se non li possono toccare, abbracciare, stringere.

 

Il genitore (o un’altra persona adulta, una sorella o un fratello) possono leggere a voce alta quando il bimbo è sveglio e tranquillo. Gli psicoanalisti e gli psicologi che più si sono occupati della prima infanzia (fra cui Daniel Stern, autore del noto testo Il mondo interpersonale del bambino) evidenziano nei bambini neonati periodi di “inattività vigile”, cioè momenti caratterizzati da quiete fisica e vigilanza, in cui sono socialmente intercettabili. Interagendo con il bambino in questi momenti si può “aprire una finestra” sul loro mondo psichico. E leggere a voce alta è uno dei modi di farlo. 

 

Libri “emozionanti”

 

Con il bambino più grande, la lettura può diventare un alleato per tranquillizzare nei momenti di agitazione. Quando i bambini iniziano a camminare, in genere fra i 12 e i 18 mesi, tendono ad esercitare la loro motricità in continuazione. Anche quando sono sfiniti, a volte non riescono a fermarsi. Una giornata con loro è lunga, servono tante energie… capita a ogni genitore di avere un momento in cui sogna un tasto per “spegnere” il proprio figlio, sempre in attività e in movimento. Suggerisco spesso ai genitori di mettersi seduti a sfogliare un libricino (adatto all’età, con immagini adeguate): in genere, ciò cattura l’attenzione del bambino, che quasi sempre si siede in braccio all’adulto per guardarlo, e a quel punto si lascia contenere dall’abbraccio di cui ha necessità per calmarsi.

 

L’umore dei bambini è spesso instabile: possono mettersi a piangere senza motivo, arrabbiarsi per un motivo banale, intestardirsi in un rifiuto. È normale fino a 5/6 anni, e questo può creare momenti di difficoltà. Spesso, ciò di cui ha bisogno il bambino in quelle situazioni è distrarsi, essere aiutato a farlo, perché non ne è ancora in grado. Anche qui la lettura può venire in aiuto, per uscire da uno stato emotivo che intrappola e può far sentire in scacco. 

Ad esempio, un bambino fra i 4 e i 6 anni, abituato alla lettura, può essere coinvolto nella scelta dei volumi che lo aiutano a stare meglio. 

 

In questo caso suggerisco ai genitori (e anche agli insegnanti) di proporre ai bambini, nei loro momenti di quiete, di individuare i testi che poi potranno supportarli nei momenti difficili: un libro per smettere di piangere, un altro per la rabbia, e così via.

 

La solitudine del genitore unico

 

Iniziando a scrivere questo articolo, ho ripensato a quanto è difficile per un genitore unico occuparsi di un bambino, in particolare nella prima infanzia. Negli ultimi mesi, per varie ragioni, alcuni adulti si sono trovati in questa situazione, e per molti di loro non deve essere stato semplice. 

 

Spesso non si pensa ad un aspetto. Una delle grosse limitazioni, quando si è soli con un bimbo piccolo, è che non si può disporre della propria… solitudine. Non c’è tempo per stare con sé stessi, per avere cura di sé, per ritrovarsi. 

 

Ritrovarsi tra le pagine

 

Mi sono rivista, diversi anni fa, alla fine di faticose giornate, in cui mi dividevo fra gli impegni di lavoro e della famiglia. In quelle sere, c’era un gesto che mi riconciliava con il mondo.

 

Poche pagine. Alle volte, poche righe. Prima di scivolare nel sonno.


Credo che la lettura sia un’opportunità preziosa, e che trasmetterla ai nostri figli sia un atto che può non solo accrescere le loro conoscenze e le loro capacità cognitive. È anche dotarli di uno strumento utile ad aiutarli a regolare il loro rapporto con sé stessi. Insegna a stare soli, a tollerare la distanza, ad avere pazienza. Ed oggi ne abbiamo tutti un gran bisogno.

 

 

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2 Commenti

  1. Maria Ebe

    Grazie di questo messaggio che rincuora e rassicura

    Rispondi
    • Roberta Portelli

      Grazie a te Maria Ebe! Lieta che l’articolo ti sia piaciuto!

      Rispondi

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