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Raccogliere idee per iniziare a scrivere

Raccogliere idee per iniziare a scrivere

 Raccogliere idee per iniziare a scrivere

  8 consigli pratici per avviare la tua scrittura

 

Nell’avvicinarvi alla scrittura narrativa da lettori, vi sarà capitato di incontrare degli errori da parte di chi scrive. Non sto parlando di refusi o di errori grammaticali. Parlo di incongruenze di contenuto.

 

Ad esempio, state leggendo un romanzo ambientato nel mondo del vino: siete un appassionato/a del settore, fra le vostre amicizie c’è un produttore di vino, e quindi avete scelto quel libro proprio per quel motivo, per il piacere di leggere una storia che si svolge in quell’ambiente. La storia vi incuriosisce. Arrivate a pagina 52. E lì vi fermate. Perché avete trovato un errore grossolano: uno sbagliato procedimento nella preparazione del vino, oppure nel coltivare la vite. Rileggete il passo, increduli. 

Forse, l’errore vi farebbe perdere interesse per la storia, e non proseguireste a leggerla. Comunque andasse, vi avvicinereste con sospetto ad un altro romanzo dello stesso autore. 

 

I grossolani errori nei contenuti “guastano” il piacere della lettura

 

Tutti possono sbagliare: siamo persone umane, commettiamo errori quotidianamente. Le incongruenze in un testo scritto e pubblicato, però, lasciano un segno, una traccia. 

Spesso grandi scrittori, scrittori professionisti, si documentano per anni prima di scrivere una storia immaginaria su un argomento. Questa affermazione riguarda in particolare i romanzi storici (ho in mente L’architettrice di Melania Mazzucco, oppure Resto qui di Marco Balzano), ma anche generi come il fantasy o il noir. 

 

Le storie devono essere credibili. 

Per essere buone storie, le storie immaginarie devono essere verosimili.  

Come fare, quindi, quando ci si accinge a raccontare una storia d’invenzione, per tenere conto della necessaria credibilità del testo che ci avviamo a scrivere?

 

Un percorso guidato 

Se vi accingete a raccontare una storia di vostra invenzione, vi suggerisco di impiegare un po’ del vostro tempo per stendere un elenco di settori/attività/argomenti/ che conoscete bene, dove vi muovete con disinvoltura. Questa attività vi sarà utile non solo per la storia che iniziate, ma anche per successive creazioni letterarie. Quindi, il tempo che ci dedicherete sarà un buon investimento per il vostro futuro nella narrazione, qualunque percorso vi immaginiate.

Scorrete l’elenco che segue, provando a dare le vostre, personali risposte. 

  1. Di che cosa vi occupate, professionalmente? Ad esempio, avete svolto (svolgete) un lavoro dipendente, ne conoscete le dinamiche relazionali? Conoscete bene il linguaggio scritto e parlato di quegli ambienti? Siete invece un commerciante, sapete bene come si svolgono le giornate in un negozio (i discorsi delle persone, i comportamenti tipici di questi luoghi, le persone strane/originali che li frequentano)? Oppure siete un lavoratore autonomo, è questa una quotidianità che conoscete bene? Oppure ancora vi occupate della casa, della famiglia, di bambini, di persone anziane, è di questo che siete ferrati? Siete studenti e il mondo della scuola, dell’università lo conoscete meglio delle vostre tasche? Sapete bene che cosa vuol dire perdere un lavoro/esserne in ricerca?

 

  1. Quali sono le vostre passioni? Il giardinaggio, la cucina, l’enologia, la meditazione, i film e le serie Tv, la lettura, la montagna, il bridge… Ho inserito alcuni esempi, l’elenco potrebbe essere vastissimo: devono però essere attività che vi coinvolgono, di cui siete informati, oppure di cui chiacchierate spesso con altri.

 

  1. Avete praticato attività sportive o seguito qualcuno che le praticava? Da ragazzino/a giocavate a calcio, a pallacanestro, a tennis e avete presenti scambi di battute, comportamenti in quegli ambienti? Fate yoga, siete dei runner, andate in bicicletta o a passeggiare? Potete ricrearvi mentalmente queste situazioni?

 

  1. Qualche attività vi incuriosisce e non l’avete mai praticata, ma siete spinti a farne delle ricerche? Ad esempio, non praticate l’arrampicata/il parapendio/la pesca subacquea ma siete interessati a capirne qualcosa di più?

 

  1. Quali luoghi frequentate/frequentavate abitualmente? Parrucchieri, barbieri, panetterie, edicole, supermercati, case private, chiese, mercatini di antiquariato, musei, librerie, biblioteche, farmacie, ristoranti, bar… Potreste riprodurre un dialogo fra persone che interagiscono in quei luoghi?

 

  1. Quali sono le vostre attività quotidiane (quello che siete soliti fare tutti i giorni o quasi)? Accompagnare fuori il cane, fare le pulizie, cucinare, fare un pisolino, leggere, scrivere… Avete in mente come ci si sente mentre si svolgono queste attività?

 

  1. Conoscete bene un certo periodo storico, oppure alcune vicende contemporanee? Solo a titolo di esempio, siete affascinati dalla preistoria/ dalla civiltà egizia/dal Medioevo? Avete letto/visto molto sulla strage di Capaci/sulle Brigate Rosse?

 

  1. Amate un genere musicale/un gruppo/un cantante, sapete molte cose su di loro, conoscete bene i testi, la musica?

Partire da ciò che si conosce bene

Se volete iniziare a raccontare una storia dopo aver dato vita ad un personaggio, soprattutto se non avete dimestichezza a farlo o siete a corto di idee, vi suggerisco di partire da questo elenco, che vi renderà evidenti gli argomenti di cui siete informati: sarà più facile, così, immaginare un dialogo, un episodio, un capitolo della vostra storia.

 

Buon lavoro e arrivederci alla prossima puntata!

Foto di Free-Photos da Pixabay 

 

 

 

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Come nasce un personaggio letterario?   Ci sono tanti modi per iniziare a scrivere. Si può iniziare come lettori: è senz’altro vero che leggendo (e, in particolare, leggendo romanzi) si allena l’immaginazione, si diventa più empatici, ci si abitua a formulare ipotesi...

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“ Mi dicono che quando si è rinchiusi al buio disogna dimenticare tutto, altrimenti si soffre troppo; ma io, qui, mi sono abituato a vedere il mare, la luce. Mi basta il rumore delle onde, sento tutto e vedo molto, immagino anche quello che non esiste. “

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Ci sono tanti modi per iniziare a scrivere.

Si può iniziare come lettori: è senz’altro vero che leggendo (e, in particolare, leggendo romanzi) si allena l’immaginazione, si diventa più empatici, ci si abitua a formulare ipotesi sul funzionamento mentale degli altri, si acquisisce familiarità con lo stile narrativo. E tutto ciò, oltre a essere un arricchimento personale, non può che giovare ad un aspirante scrittore.

Oggi però vi propongo di iniziare in un altro modo.

Vi propongo di iniziare costruendo un personaggio. Un personaggio vostro, creato da voi.

 

Inventare un personaggio

Prendete carta e penna. O, se preferite, aprite il PC, oppure attivate un registratore vocale.

Guardate la foto di apertura dell’articolo. E cominciate, osservandola bene, a rispondere a queste domande.

Prendetevi tutto il tempo che vi serve, non abbiate fretta.

Concedetevi il lusso di immaginare, di lasciar fluttuare la vostra fantasia in base a ciò che vedete.

Non c’è una risposta giusta e una sbagliata, è importante che ciascuno dia la sua risposta. Non siamo tutti uguali!

Andate per ordine, un punto dopo l’altro.

 

 

Una piccola guida per la creazione del vostro personaggio

 

 

  1. La persona che si intravede oltre la finestra è un maschio o una femmina?

 

  1. Quanti anni potrebbe avere?

 

  1. Che espressione hanno i suoi occhi? E la sua bocca?

 

  1. A che cosa sta pensando?

 

  1. Quali emozioni sta provando in questo momento?

 

  1. E’ da sola/solo o ci sono altre persone con lui/lei?

 

  1. Se la/lo vedete con altre persone, che tipo di relazione c’è fra loro?

 

  1. Che cosa sta facendo in quel momento?

 

 

Date un nome al vostro personaggio

Riuscite a vederlo? Quale potrebbe essere il suo nome?

Se riuscite a immaginarvelo, a dargli un’identità, potete proseguire. Se non vi riesce ancora, provate a ripercorrere il percorso guidato delle domande.

 

Dare vita al personaggio

A questo punto, vi sentirete un po’ come Geppetto che, terminato il suo burattino, si rende conto che Pinocchio può muoversi, che è “vivo”.

Vi propongo, quindi, di far muovere un po’ il vostro personaggio: sempre guardando la fotografia, e sempre passo passo, provate a rispondere a questi quesiti:

 

  1. Che cosa piace fare al vostro personaggio, che cosa veramente lo appassiona?

 

  1. Di che cosa, di chi ha paura?

 

  1. Dove vorrebbe andare?

 

  1. Ha degli amici/delle persone care?

 

  1. Ha dei nemici?

 

  1. Che cosa è successo, prima?

 

  1. Che cosa succederà, dopo?

 

 

Il personaggio ha una storia da raccontare

Ora avete creato un personaggio e, quasi sicuramente, gli avete dato vitalità. Se vorrete, se continuerete ad ascoltarlo, prima o poi il personaggio vi chiederà che ne raccontiate le vicende. Quasi sempre, infatti, i personaggi nascono portatori di una storia che può essere raccontata.

 

E poi, magari, voi e il vostro personaggio vi incontrerete di nuovo, forse… nella pancia della balena!

 

 Foto di Paolo Mazzo

 

 

 

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“ Mi dicono che quando si è rinchiusi al buio disogna dimenticare tutto, altrimenti si soffre troppo; ma io, qui, mi sono abituato a vedere il mare, la luce. Mi basta il rumore delle onde, sento tutto e vedo molto, immagino anche quello che non esiste. “

Incipit: breve elogio dell’inizio

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Una poesia… motivazionale!

Una poesia… motivazionale!

 

 

Una poesia… motivazionale!

 

Un nuovo anno, un nuovo inizio

L’inizio di ogni anno è spesso il periodo in cui, dopo una fine dell’anno frenetica e un più o meno lungo momento di pausa, si pensa a quello che si desidera per il nuovo anno. In senso lavorativo, ma anche in senso personale.

Il profumo degli inizi può solleticare, far venire voglia di voltare pagina, di provare strade nuove… Può anche capitare, però, di trovarsi senza energie e soprattutto di non riuscire a trovare una motivazione (nuova o antica) per dare benzina alle gambe e alla testa.

Può prevalere, allora, un senso di noia, di apatia. Il desiderio di non fare nulla.

 

Come si riparte?

Quando ripenso a questi stati, che tutti noi (chi più, chi meno) attraversiamo, mi torna in mente una poesia.

E’ una poesia molto nota: ITACA, di Constantinos Kavafis.

Itaca è l’isola natia (ricordate?), a cui Ulisse ritorna dopo la guerra di Troia e dopo un lungo, lunghissimo viaggio: circa vent’anni, narrati da Omero nell’Odissea.

Kavafis, però,non vuole parlare di questo.

Vuole parlare del viaggio, ma non di un viaggio di ritorno.

 

Ripartire significa anche riattivare le paure

Itaca viene utilizzata come la meta, l’obiettivo di una partenza. Come tutte le partenze, il viaggio verso l’isola può portare preoccupazioni, ansia, paura. L’ignoto spaventa.

E qui, il poeta racconta una prima, grande verità: ad avere paura (di incominciare, di muoverci) ci facciamo del male da soli. Spesso siamo i peggiori nemici di noi stessi: perché possiamo evitare i cattivi incontri durante il percorso, ma se ce li portiamo dietro rischiamo di non avere scampo.

Quindi, suggerisce Kavafis, disponiamoci al viaggio con fiducia, perché così eviteremo i cattivi incontri. Sembra paradossale, no?

 

Godersi il percorso

“Itaca” prosegue con una riflessione: durante il viaggio, impara: parla con le persone sapienti. E non solo: fai acquisti, divaga nel bello di ciò che il viaggio ti offre. Assapora profumi. Non avere fretta, augurati che il viaggio sia lungo. Ma, sempre, tieni a mente la tua meta. Divaga, ma riparti sempre.

Un altro paradosso, che ci conduce verso la conclusione della lirica.

Nei versi finali, il poeta “spiega” il suo pensiero, il suo messaggio.

 

Non si parte senza meta, ma…

E’importante avere una meta, degli obiettivi. Perché ciò ci motiva al viaggio. Senza meta, non partiamo, non andiamo da nessuna parte. Senza motivazione sopravviviamo, ma non viviamo in pienezza. Quindi avere obiettivi è importante, ma lo è altrettanto godersi il percorso. Crescere, maturare, evolversi. Perché nell’arrivare alla meta, potremmo trovarla diversa da come ce la aspettavamo. Se abbiamo goduto appieno del viaggio, però, ci saremo arricchiti nel percorso.

Penso spesso a questa poesia anche come metafora dell’esistenza, come ad un monito per vivere appieno la nostra vita: disponiamoci verso il futuro con fiducia, tenendo a bada la paura. E non pensiamo semplicemente all’obiettivo, al progetto, alla meta. Se ci godiamo il percorso, non perdiamo mai.

Godetevi questa poesia!

 

Itaca di Constantinos Kavafis

Quando ti metterai in viaggio per Itaca 
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi 
o la furia di Nettuno non temere, 
non sarà questo il genere di incontri 
se il pensiero resta alto e un sentimento 
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
né nell’irato Nettuno incapperai 
se non li porti dentro 
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d’estate siano tanti 
quando nei porti – finalmente e con che gioia – 
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista 
madreperle coralli ebano e ambre 
tutta merce fina, anche profumi 
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi, 
va in molte città egizie 
impara una quantità di cose dai dotti

Sempre devi avere in mente Itaca – 
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 
metta piede sull’isola, tu, ricco 
dei tesori accumulati per strada 
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo 
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

 

 

 

 

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Foto di Nina Uhlíková da Pexels

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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